Milano Urban Center Edition

“Paesaggio affettivo”a contribution by Simona Da Pozzo and Nicola Ciancio in Report 2021. 4 temi di ricerca per la città di Milano a publication edited by The City of Milan in collaboration with Triennale Milano.

What moves us to make mundus? For whom do we make a place habitable, and in particular the city? Afection is at the heart of the conversations we have had with six realities we love, both professionally and humanly: artists, designers and planners who create grassroots projects on a territory and or art processes that are grafted onto the roots created by others.

The text is based on the conversations we had with Anna Gesualdi and Giovanni Trono (Altofest), Andrea Capaldi (Mare Culturale Urbano), Matteo Uguzzoni (Lumine), Pasquale Campanella and Bianco-Valente (A Cielo Aperto), Isabella Pers and Tiziana Pers (RAVE East Village Artist Residency) and Francesca Marconi (Todes and Internazionale Corazon).

Those conversations lead us to conceive relational time as the humus of practices that take care of possible futures.

The paper is part of the Report 2021 publication by Milano Urban Center and Triennale Milano, which contributors are: Salvatore Porcaro, Davide Ponzini, Zachary M.Jones, Nicole De Togni, Stefano Di Vita, Arianna Campanile, Caterina Laurenzi, Gabriele Leo, Grazia Mappa, Marco Minucci, Chiara Quinzi, Diego Terna, Federico Parolotto, Federico Marcantognini, Bertram Niessen, Nicola Ciancio, Simona Da Pozzo, Guido Musante, Bogdan Peric, Francesco Garofalo, Sebastiano Leddi, Federica Patti, Cristina Renzoni, Paola Savoldi, Florencia Andreola, Azzura Muzzonigro.

BECOMING THE SKIN OF THE SNAKE

The snake changes its skin: its dry skin can be seen as an objet trouvé, as an empathic tool for relating to others and to the environment.

On 22 February, at SuperOtium, we will explore through our guests the different ways in which the artists’ research relates to video, both as a tool and as a work.

The round table is intended as a meeting point between the people present, their artistic practices and the use of video in their research: a space to engage in reflections that will evolve throughout the evening in face-to-face conversations.

The projection will present works that dialogue with the video-trouvé as a tool to look at one’s own research through the eyes of others: a topical subject to explore how human interaction and the perception of reality continuously slip within the interfaces of the screen.

The 9 works by the young artists were created in 2021 and 2022 as part of the VVV-R residency: they interacted within a digital environment consisting of a blog, a webinar platform, digital and physical archives, and a streaming platform.

18:00 Round table: the conversations will focus on the relationship between artistic research and video support in the practice of the artists present at the meeting. The round table will have an informal approach and is open to the public. Language: Italian and English

guests: Damp Collective, Evelyn Yulin Zhou, Roxy in the Box, Lisa Moro, Annabel Miller, Guido Accampa, Clara Begliardi Ghidini, Tilly Collins.

19:30 Screening: Becoming the Skin of the Snake + Digital Glue

Artistsə: Amie Dodgson, Evelyn Yulin Zhou, Lisa Moro, Annabel Miller, Clara Begliardi Ghidini, Dasha Konovalova, Eve Williams, Tilly Collins, Eleanor Banfield.

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VVV-R, Visualcontainer Vegapunk Videoart Residency, is a project curated by Alessandra Arnò, Visualcontainer, and Simona Da Pozzo, Vegapunk. The 2021 and 2022 editions of the residency were supported by Arts University Bournemouth.

Visualcontainer is the platform dedicated to the research, curation and dissemination of video art and new media works, founded in Italy in 2008. VisualcontainerTV: online platform dedicated to international video art.

SuperOtium is an art-residency space for contemporary cultures, which through a residency programme for artists, designers, curators and researchers, aims to support a different narrative of the city.

invito ad accamparsi in una zona temporaneamente autonoma da forme di oppressione

Qui di seguito un testo germogliato dalle riflessioni nate prima, durante e dopo l’incontro curato da Vera Pravda e Rebecca Agnes in vista del loro progetto “Giardino d’Inverno”: un manuale di possibili pratiche condivisibili. Un progetto in collaborazione con Viafarini.
“Sharing a a brassica oleracea”, video part of IT ME research. Starting from the act of cultivating a shared garden in the San Martino’s vineyards (Naples), I stress my relationship with other species.

Il cibo è una questione radicale.

Radicale nel senso che va alla radice, all’essenziale del nostro agire, dei nostri bisogni, priorità e rapporto con il mondo. Che cosa mangiamo, come lo procacciamo, prepariamo, condividiamo e ingeriamo definiscono il nostro habitus, il nostro modo di stare nel corpo, di stare in un “noi”, dell’interagire/fare con/nel mondo.

Le tradizioni festive non sono ingenue. Sono un momento di raccoglimento e uno spazio per la condivisione e la normalizzazione di privilegi, gerarchie e forme di oppressione. Sono una pratica performativa di interiorizzazione del sistema e ago della bussola del quotidiano: determinano il quadro narrativo dentro cui ci muoviamo, come singoli o come collettività. Perciò mi interessa interrogare le tradizioni vestite di convivialità.

La mia riflessione parte dall’assunzione che non si possono modificare le tradizioni: queste sono prassi rinforzate affettivamente dalla nostalgia e dai lutti, dalla mancanza di chi non partecipa più all’incontro festivo. Molte delle tradizioni hanno a che fare con il sacrificio e con la individuazione di che cosa è sacrificabile. Il sacrificio sigilla una forma di compromesso, non nel senso di “patto” con un dio ma come alleanza umana su che cosa è sacrificabile, un concordare quale compromesso tra realtà ed ideale sia auspicabile o fattibile. Cambiare alcune parole nel discorso che la tradizione pone come statement non cambia il discorso: sacrifica nuove parole al discorso dominante.

E che cos’è sacrificabile secondo la narrazione dominante? L’uomo, inteso come elemento specifico e non esaustivo di umanità, ha coniato il concetto di animalità come metro di misura del sacrificabile, ponendo sé stesso, l’uomo (umano-bianco-maschio-etero-abile) all’estremo opposto, come ha efficacemente analizzato Aph Ko [1]. Man mano che “l’altro” si allontana dagli aggettivi che definiscono l’uomo, il concetto di animalità si impossessa della lettura del suo corpo rendendolo disponibile al bisogno e desiderio del soggetto che si definisce come dominatore.

Nel mio caso specifico ad esempio, non posso più sedermi ad una tavola in cui si celebra il sacrificio dell’agnello. Non importa che io non lo mangi, non riguarda solo me e le mie scelte personali: riguarda la narrazione che si sta rinsaldando con l’atto cameratesco di consumare collettivamente un corpo. Pongo qui, per quel che mi riguarda, una differenza tra il quotidiano e il momento di celebrazione: non è mia intenzione disertare le tavole dove persone consumano non-umani, non intendo chiudermi in un mondo immaginario o dare alle mie scelte uno status di superiorità. Riconosco invece il potere rituale e narrativo della celebrazione del sacrificio.

Proprio perché lo riconosco, sento il bisogno di alimentare la comunità, quella eterogenea entro cui si muove il mio affetto, attraverso un momento di incontro e intimità festiva nato sotto un diverso segno.

Il momento festivo è un momento di rallentamento: il tempo si dilata e fa spazio a nuove possibilità, approcci e ricerche. Possiamo anche farci portatori di nuove premesse d’incontro? Come uscire dal concetto di famiglia tradizionale senza perdere coloro da cui proveniamo? Come creare nuove parentele [2] ? Come andare oltre ai ruoli prestabiliti, alle nicchie del sentire per creare spazi di sperimentazione nello stare insieme ? Come andare oltre il consumo e praticare empatia?

Il nostro cervello sinistro ci chiama alla narrazione, le nostre illusioni di “io” e di “noi” si fondano sul flusso narrativo, e questo è uno dei motivi per cui propongo la fondazione di una nuova celebrazione, nella sua accezione più laica, conviviale e festiva, che fondi nuove narrazioni sulla base di nuove premesse all’incontro. Incontro dove Il tentativo di agire al di fuori della matrice oppressiva sia caratterizzato da una dimensione di cura, di prossimità e di godimento conviviale. Propongo uno spazio di convivialità che lasci appesi fuori dalla porta d’ingresso i discorsi e il lato sinistro del cervello. Lasciare fuori dalla porta il mondo in parole, così troppo antropocentrico, per immergersi nel corpo e nelle modalità del cervello destro [3], nella pura pratica e nel puro godimento del trovarsi fisicamente nel presente con le preziose materializzazione dei nostri tentativi.

Una celebrazione necessita preparativi, preparativi che riproducono in piccola scala i meccanismi della nostra società. Come fare in modo che i preparativi diventino spazio-tempo di pratica per stare al mondo diversamente? Come predisporre dei preparativi che diventino nuova mediazione tra il presente e l’orizzonte utopico, pratica di rifondazione del quotidiano, scopo e mezzo dell’incontro? Come cimentarsi in preparativi che tentino “di fare” senza opprimere persone (animali o non), suoli, atmosfere ed acque, con tutti i limiti e compromessi che ciò comporta? Come mangiare una insalata senza utilizzare pesticidi? Come convivere con le lumache rosse dell’orto? Come vestirsi, fare un sugo, senza essere complice dello sfruttamento di migranti, di pecore o di altri sistemi di produzione forzata?

Al di là dei tentativi quotidiani che ognuno di noi può mettere, o no, in atto, è possibile vivere una giornata di celebrazione al di fuori della matrice estrattiva capitalista in una dimensione di incontro conviviale? Come riuscire a vivere senza che la qualità e l’entità del nostro impatto socio/ecologico non siano “semplicemente” garantiti da un terzo, da coloro a cui ho esternalizzato la produzione cura di ogni mia necessità? Quali sono i limiti, di sforzo e di proiezione utopica, dell’agire fuori dalla matrice oppressiva?

Propongo di fare e condividere lo sforzo e i risultati di un tale ottimistico tentativo come momento di celebrazione. Celebrazione dell’ostinato tentativo di prendersi cura radicale del mondo.


[1] Racism as Zoological Witchcraft di Alph Ko.

[2] faccio riferimento alla domanda posta in Staying With the Trouble: Making Kin in the Chthulucene da Donna J. Haraway ma anche al modo in cui The Care Collettive pone la questione della cura: “(…) un mondo basato sulla cura comporta la creazione e la difesa dei beni comuni (…). Tuttavia, poiché gli attuali sistemi tentano di ridurre la cura ai legami di parentela, la critica che facciamo loro e l’immaginazione di ciò che dovrebbe sostituirli inizia dalla famiglia” – in Manifesto della cura. Per una politica dell’interdipendenza.

[3] Neuroanatomist Dr. Jill Blte Taylor reports the activity of right brain “as compassionate, nurturing and eternally optimistic.”

Humid shared volume on Panoramica*21

Visualcontainer launchs its new Panoramica project with the selection CAMBIAMENTI DI STATO curated by Alessandra Arnò: ten works of which my video Humid Shared Volume (2021) is part of.

“A look at the videographic production of 2021 offers a varied overview of the experiments that artists have put in place ideally to change status, cross a threshold or simply make a transition. This need to go beyond, to explore other scenarios or to transfigure oneself into something else, becomes a practice implemented through technology, self-awareness or the computational world. The territories recounted in this selection are zones of passage, projections of our mind, places of memory or everyday spaces emptied of conscious presence, which then become soft membranes to be crossed. This selection of video art has highlighted recurring thoughts, practices and reflections on such a particular historical moment, which for the first time unites both authors and viewers.”

Giardino d’inverno

I am very happy to contribute to Giardino D’Inverno handbook in the section dedicated to ANIMALS, Animals of which we are only one of many manifestations.

Artists Rebecca Agnes and Vera Pravda, in collaboration with Viafarini, are involving curators, artists and researchers into this Giardino D’Inverno//Winter Garden project: a handbook of possible shared practices – to try to answer the question: what can I do about environmental issues?

image: drawing by Ruben P.

VVV-R is running now

Four artist, selected on the basis of an open call for participation, are now in residency from January 10th to February 24th. Their researches and conversations will result in an exhibition on VisualcontainerTv

We’ll present the exhibition via an opening at SuperOtium. A roundtable, organized in collaboration with curator Chiara Pirozzi and artist Luigi Moio, will bring together artists from AUB and ABANA academies.2022 Art residency is commissioned by Arts University Bournemouth in the frame of Global Networks program curated By Richard Waring. 

2022 artists: AMIE DODGSON, EVELYN YULIN ZHOU, LISA MORO, ANNABEL MILLER

paesaggio affettivo

TRIENNALE Milano

28 settembre // ore 18 – 20
immagini: nei giardini di Triennale Milano l’installazione “Todes” di Francesca Marconi e le conversazioni su A Cielo Aperto con Pasquale Campanella e Stefano Boccalini.

Incontro pubblico con progetti e persone amati e amabili disseminati nei Giardini della Triennale. L’incontro è a di Simona Da Pozzo e Nicola Ciancio parte e fa parte del public program di Milano Urban Center promosso da Triennale Milano e Comune di Milano nell’ambito di Triennale Estate.
Interventi in tempo reale, dal vivo e/o digitali con: gli artisti Pasquale Campanella e Stefano Boccalini in conversazione per il progetto A Cielo Aperto; l’artista Francesca Marconi attraverso l’installazione sonora Todes; i donatori di spazio di Altofest in connessione telefonica;
In connessione audiovideo con il gallo Asterix, la gallina Fiammetta, le cavalle Copper e Wendy, i capretti William e Bruce di Rave East Village ResidencyFole sbrancate in tonga della Landa con il game designer Matteo Uguzzoni sull’esperienza del progetto Lumina-spersi nella landa.
Il 28 settembre dalle 18.00 alle 20.00 nei Giardini di Triennale Milano vi invitiamo ad esplorare alcuni dei casi su cui la ricerca di Paesaggio Affettivo si sta concentrando: una condivisione intima dell’esperienza di questi progetti artistici e/o curatoriali, attraverso l’incontro con chi ne fruisce, come cittadino, come artista o essere vivente, per restituirne l’apparato relazionale messo in opera in modo continuativo.

naively radical

Sint Lucas Antwerpen Research Group (SLARG) and Kunsthal Extra City joyfully invite ADMA 2020 to join Naively Radical Research Week. We’ve been in the lively artistic research scene of Sint Lucas Antwerpen and the discursive program featuring artists participating in Radically Naïve / Naively Radical exhibition at Kunsthal Extra City.

Check out the program 

On Friday 8th october we presented our VAPORI: a collective exhibition on VisualcontainerTv, and now in the Sint Lucas exhibition space, curated by time and by the conversations between: Alicia Jeannin, Lucy Cordes Engelman, Agata Jastrząbek Filarowska, Risk Hazekamp, Simona Da Pozzo, Paz Ortúzar, Felipe Muhr & Diego Muhr, Kaat Van Doren, Anna Housiada, Pierre-Antoine Vettorello.

Vapori exhibition brings together a group of artists and designers engaged in research art processes related to a wide range of socio-political contexts. The works have been thought and executed, having as a common substrate the collective digital meetings and coffees that the group had between October 2020 and April 2021. A blog fed and collected the exchanges, and it is a trace of the process: admacoffee.tumblr.com.